Alcuni pensieri e considerazioni sul mondo del software, scritte da un insider

Creare siti webCreare un sito web può essere un'opera di ingegno notevole. Richiede doti artistiche per la grafica, un occhio tecnico nella scelta dei colori e doti da impaginatore per organizzare i contenuti. Come se non bastasse ci sono le implicazioni tecniche. Occorre notevole esperienza per progettare la struttura base che consente di separare il sito su diversi livelli. Quello dei dati, quello della sicurezza, le funzioni di accesso alle informazioni e la presentazione. Tutto ciò deve essere indipendente dal dispositivo, offrire un elevato grado di accessibilità verso i motori di ricerca (vabbé, diciamo pure Google!) e responsiveness. E giunti fino qui il lavoro non è ancora finito perché la sicurezza rende necessario un monitoraggio continuo e il rapido dispiego di soluzioni per arginare i problemi che man mano si presentano.

Per questi e molti altri motivi sono nati i CMS come Joomla, Drupal e Wordpress. Anche se questi ultimi sono i più utilizzati da chi progetta siti web, il loro ampio ventaglio di utilizzatori e sviluppatori attivi non li rende immuni da pecche e falle di sicurezza ma non per questo oggi qualcuno si sognerebbe di inventarsi soluzioni personalizzate o rinuncerebbe ai contenuti dinamici ripiegando su codice statico per difendersi dagli attacchi informatici. Questi e molti altri problemi erano del tutto sconosciuti a chi vent'anni fa scriveva pagine web.

Howard Scott Warshaw, presso gli Atari Labs a SunnyvaleSebbene l'industria informatica sia relativamente giovane, nel corso degli ultimi vent'anni il processo di sviluppo del software ha subito un mutamento radicale, forse anche per mettersi al passo con un mondo che richiede processi sempre più industrializzati. Al confronto l'industria automobilistica, che vanta una tradizione più lunga, ha avuto molto più tempo per adattarsi e ancora oggi sforna prodotti non perfetti nonostante l'attenzione spesa per eliminare i difetti del prodotto in fase di progettazione.

Questo avviene anche nell'industria del software. Mentre vent'anni fa però le automobili si producevano già da tempo in scala industriale, i programmi che negli anni '80 e '90 usavamo non potevano beneficiare delle tecnologie e delle metodologie di progettazione odierne, semplicemente perché non esistevano ancora, tuttavia c'era un gran bisogno di software anche complessi e qualcuno doveva perderci il sonno e la salute per realizzarli.

Gordon Moore (3 gennaio 1929)Dal 1965 la legge di Moore è stata motivo di entusiasmo per tecnici ed appassionati di informatica, fino al giorno in cui la SIA, società americana che raggruppa i principali produttori di microprocessori ed aziende connesse al business del silicio, decide che da adesso in poi tale legge non sarà più sostenibile. La storia inizia 51 anni fa, quando il cofondatore di Intel Gordon Moore notò che era possibile organizzare il processo produttivo dei microprocessori in modo tale da portare sul mercato modelli la cui potenza di calcolo raddoppiasse ogni quanto di tempo. Inizialmente questo lasso di tempo era fissato a dieci anni, ma poi si notò che era possibile conseguire lo stesso risultato in soli due anni.

L'industria dei microprocessori era ben consapevole fin da allora che esisteva un limite alla miniaturizzazione, eppure il costante aumento del numero di transistor all'interno delle unità logiche ci ha accompagnati nell'euforia degli anni '90 e per buona parte del decennio precedente. Già dai primi del 2000, scendendo al di sotto della soglia dei 90 nm, si iniziarono a riscontrare delle difficoltà oggettive dovute alla dissipazione di calore dei componenti.

Commodore PETE' nelle mie mani da poco più di quattro giorni ed ancora penso ci sia molto da esplorare. Funzionalità che non ho mai sperimentato, scorciatoie e logiche di funzionamento che per un neofita degli smartphone rimangono ancora oscure. Ciò nonostante i primi commenti non tardano ad emergere dal calderone delle opinioni che si vanno mano a mano formulando.

Da utente informatico di vecchia data però faccio tesono della mia esperienza e cerco impiegarla per valutare questo nuovo dispositivo in modo obiettivo facendo un bilancio dei pregi e difetti che mi saltano all'occhio.

E' difficile però essere obiettivi quando il marchio in gioco è Commodore. Troppi ricordi, troppa nostalgia e affetto, che alla fine addolciscono la pillola ma una lucida recensione credo sia ciò che più serve in questo momento ad un prodotto nuovo come il Commodore Pet.

Smartphone PET (Commodore Business Machines LDT)

C'è voluto il suo tempo ma finalmente è arrivato. La lunga trafila di pratiche burocratiche non ha prevalso sulla voglia di far rinascere un marchio che ha fatto la storia di una generazione di utenti.