Alcuni pensieri e considerazioni sul mondo del software, scritte da un insider

Windows 95 (Splash screen)Devo ammettere che una lacrimuccia ci sta proprio. E dire che da Windows 7 il tasto Start è pure sparito. A parte i suoi frequenti crash ed i suoi bug definibili surreali, Win95 ci ha regalato tantissimi momenti di divertimento. Penso ai partitoni a Quake giocato da finestra per fare i fighi con i compagni di scuola, l'esperienza di gioco a 32 bit, i primi programmi scritti per Win32, le paranoie per la sicurezza ed il Win Nuke praticato regolarmente in laboratorio di informatica o su IRC. Windows 95 nacque per essere un sistema operativo facile e alla portata di tutti, immediato nel suo utilizzo grazie ad una elaborata (per l'epoca) interfaccia grafica e con l'intento di avvicinare chiunque al modo dell'informatica di cosumo, anche purtropo coloro che forse era meglio se stavano da un'altra parte.

Eye of the Beholder - Primo livello delle fogneLa prima volta che completai gli episodi della saga di Eye of the Beholder non feci uso di trucchi, non ero abbastanza smaliziato. La prassi consisteva nel salvare continuamente la partita e provare alla cieca ogni strada possibile. Alla mal parata si poteva chiedere ad un amico o consultare le soluzioni sulla rivista del mese, ammesso che fossero disponibili. Ricordo quei tempi con nostalgia, un po' perché avevo tempo da spendere impazzendo a risolvere enigmi allucinanti, un po' perché si trattava di un intrattenimento più genuino, senza quell'alone di commercialità su vasta scala che i videogiochi moderni hanno.

In seguito la passione per l'informatica unita alla curiosità mi hanno portato ad esplorare la possibilità di forzare certi meccanismi del gioco grazie ad un po' di sano editing esadecimale, senza però lo scopo di barare ma semplicemente per puro amore della conoscenza. Ho provato qualche trucco e funzionano davvero!

DoomUna volta si diceva che non c'era bisogno di sentirsi poco maschi per aver finito Doom a difficoltà Ultra Violent seppure usando qualche piccolo trucco. Certo che i più fighi ne facevano a meno però c'erano dei punti in cui era facile rimanere intrappolati o senza munizioni, ed affrontare un cyber demone a colpi di sega circolare equivaleva al suicidio.

Esisteva però un'alternativa meno intransigente ma che preservava comunque un po' di virilità nel giocatore, l'editing dei codici esadecimali del gioco. Una volta i giochi erano semplici, formati per lo più da un eseguibile ed alcuni file di risorse. Celebri erano in doom i file wad, le mappe di gioco che potevano essere modificate o create da zero con appositi editor. Anche il programma principale, l'eseguibile, poteva essere alterato per modificare il normale funzionamento del gioco, un po' come si faceva coi crack. A differenza di questi ultimi, l'hex editing non era volto a infrangere diritti d'autore, ma semplicemente a sbloccare una situazione senza uscita.

Turbo Pascal (1983, Borland)Sono nato e cresciuto in un tempo in cui certe cose erano più semplici, e forse è proprio questo il problema. Una volta i computer erano oggetti misteriosi e chi li programmava di conseguenza non poteva essere proprio normale. Scrivere del software che non fosse un videogioco significava mettere un nerd a produrre un tool destinato ad un altro nerd. Non esisteva integrazione, il problema dell'interscambio dei dati non se lo poneva nessuno in quanto ogni applicazione lavorava coi suoi formati proprietari.

Erano i tempi in cui un ragazzino di 14 anni poteva inventare la versione elettronica di Tic Tac Toe, una multinazionale dell'IT poteva nascere in un sotto scala o uno dei videogiochi più famosi ed imitati della storia veniva concepito da un ragazzo giapponese durante una cena in pizzeria con gli amici.

Byte streamTrovare una password sarebbe già cosa dura, se non fosse che bisogna anche ricordarsela. Allora il trucco è semplice, si trova una password abbastanza complicata e la si usa dappertutto. Questo è la pratica più diffusa e funziona fintanto che non ci si rende conto di aver scelto una password debole, e ci si trova costretti a cambiarla. Allora il problema si ripete.

Una soluzione non c'è, forse l'unico modo è scegliere una password forte e sperare che nessuno la rompa mai. Ma cosa fa di una password una password forte? Esistono diversi criteri che si basano sulla composizione della parola, sulla presenza di simboli, numero, la non ripetitività di sottosequenze e molto altro. Di solito viene attribuito un peso, positivo o negativo, alla presenza di certi pattern, la cui somma da un valore che normalizzato a 100 ci da un'idea della sicurezza di una password.