Pensieri e divagazioni su argomenti vari

Wes Craven (2 agosto 1939 - 30 agosto 2015)Oggi il mio ricordo va ad uno dei registi che maggiormente hanno contribuito ad alimentare il mio immaginario di adolescenze: il maestro Wes Craven. Il 30 agosto del 2015, un tumore al cervello se l'è portato via e con lui i numerosi progetti che ancora ribollivano nella sua immaginazione. La dipartita di Wes Craven è stata un duro colpo per l'industria del cinema horror, ormai dominata da splatteroni infarciti di elementi di survival horror e bambini spiritati, che nel complesso esibiscono poco stile e molta ripetitività.

Fare paura è un'arte e Wes la sapeva padroneggiare molto bene. Non basta inserire figure che escono improvvisamente dal buio, di solito all'unisono con un effetto sonoro da pelledoca, braccia che spuntano da sotto il letto proprio mentre il protagonista alza lentamente la coperta per controllare, o scene di alta macelleria per impresionare il pubblico. Tutto ciò può funzionare per poco tempo, ma ormai il pubblico si aspetta di tutto e questi trucchi rischiano di cadere nella ripetitività. I personaggi di Wes invece spaventavano proprio per quello che non succedeva intorno a loro.

Alberto Castagna (23 dicembre 1945 - 1 marzo 2005)Oggi sono trascorsi dieci anni dalla morte di un personaggio molto amato e discusso della televisione italiana: Alberto Castagna. Nonostante il successo fosse arrivato durante gli anni con Mamma Rai, nel 1994 entrò a far parte della grande famiglia di Mediaset, dove fu elevato agli onori del gossip per la sua conduzione del programma televisivo cult Stranamore. Dal 1998 le sue condizioni di salute hanno visto alti e bassi, fino al 1 marzo 2005 quando morì all'età di 59 anni per un'emorragia interna. Al di là delle critiche che la stampa e l'opinione pubblica di quegli anni gli aveva sempre riservato, a me piace ricordare Alberto per una cosa che disse il 26 gennaio 2005, durante la presentazione della nuova serie di Stranamore.

Forse consapevole del suo stato di salute precario, credo che abbia voluto togliersi l'ultimo sassolino nella scarpa prima di chiudere gli occhi, dicendo cose che gettarono scandalo su di lui e lo costrinsero a fare marcia indietro presentando scuse ufficiali.

Alberto era stanco e deluso della televisione di quegli anni. Disse di voler smettere per via della bassezza morale che la televisione aveva toccato in quegli anni. La TV spazzatura sembrava l'unico modo di lavorare, i telegiornali erano ridotti a rubriche rosa e asservite al potere. Anche i programmi impegnati, che un tempo ospitavano personaggi di spicco, li sostituirono con tronisti e soubrettine senza arte ne parte. Se la prende coi colleghi presentatori e giornalisti, ma anche con il sistema che non offre alternative educative per chi ha in mano il telecomando. Critica una televisione che ha fatto del televoto una specie di credo e che ogni anno lavora alacremente per cercare nuovi volti da sovrapporre a quelli dell'anno precedente, visto che presto o tardi il pubblico si accorge della loro vacuità.

Attivisti di Greenpeace di Sydney manifestano contro la partnership Lego-ShellSono le parole cantate dalle sorelle Tegan Rain Quin e Sara Kiersten Quin, un duo indie rock canadese semi sconosciuto in Italia fino al febbraio 2014, quando uscì nelle sale cinematografiche il film The Lego Movie. La canzone però è riadattata su un ritmo più lento e cantata da Alex Baranowski e Sophie Blackburn. Le loro parole sono state usate anche in una campagna ambientalista di Greenpeace, volta a cancellare il decennale sodalizio tra due grandi multinazionali: Royal Dutch Shell Plc e Lego Group. La partnership risale agli anni '60 e prevede la concessione di vendere set Lego promozionali presso le stazioni di rifornimento Shell, mentre il logo della compagnia petrolifera campeggia in bella vista su camion, bandiere e sponsor nella serie Lego City.

Alluvione 6 novembre 1994, via DonizzettiVent'anni sembrano volati via in un attimo, eppure da quella domenica 6 novembre 1994 ne sono successe di cose. Per chi ha vissuto l'alluvione che in quei giorni colpì la città è impossibile non pensare a quei tempi, ricordare l'odore del fango misto alla nafta delle caldaie, il freddo e l'aiuto dei volontari. I volti delle persone che ci hanno assistito e aiutato, quelli che erano accanto a noi in mezzo al fango, sono ancora ben impressi nella memoria. Alcuni sono ancora vivi, qualcuno è morto, ma la loro opera è ancora presente. Oggi il quartiere Orti ha una faccia nuova, camminando per le vie sembra difficile riuscire ancora a scorgere gli angoli in cui gli scheletriti alberi e le carcasse delle auto emergevano dal fango compatto, il giorno dopo in cui le acque hanno iniziato a ritirarsi.

Calata degli UnniIl grosso di ciò che ci è stato tramandato direttamente da fonte romana sulle invasioni barbariche e la seguente caduta dell'Impero Romano d'Occidente, lo dobbiamo ad Ammiano Marcellino, nativo di Antiochia di Siria (330-332 d.C.). Storico tardo imperiale di origine ellenica, nel suo Rerum Gestarum Libri ci racconta di un passato che viene troppo spesso dato per scontato a scuola, un passato che se confrontato con il presente può rivelare molte più analogie di quanto si possa pensare. Il IV secolo d.C. è un periodo tutt'altro che decadente, Roma conserva ancora un potere politico e militare indiscusso all'interno del Mediterraneo. Come ha potuto un manipolo di selvaggi portare un'impero al collasso?