Attivisti di Greenpeace di Sydney manifestano contro la partnership Lego-ShellSono le parole cantate dalle sorelle Tegan Rain Quin e Sara Kiersten Quin, un duo indie rock canadese semi sconosciuto in Italia fino al febbraio 2014, quando uscì nelle sale cinematografiche il film The Lego Movie. La canzone però è riadattata su un ritmo più lento e cantata da Alex Baranowski e Sophie Blackburn. Le loro parole sono state usate anche in una campagna ambientalista di Greenpeace, volta a cancellare il decennale sodalizio tra due grandi multinazionali: Royal Dutch Shell Plc e Lego Group. La partnership risale agli anni '60 e prevede la concessione di vendere set Lego promozionali presso le stazioni di rifornimento Shell, mentre il logo della compagnia petrolifera campeggia in bella vista su camion, bandiere e sponsor nella serie Lego City.

Lego set 6395 - Victory Lap RacewayQuando ero bambino notavo infatti l'onnipresenza della conchiglia gialla bordata di rosso e la scritta Shell su molti modelli della serie City. Un esempio eloquente è il modello 377 - Shell Service Station, rilasciato nel lontano 1978. Per non parlare del 6395 - Victory Lap Raceway del 1988, dove il logo è praticamente ovunque.  Fino al 1992 Shell era l'unico marchio di compagnie petrolifere visibile sulle serie Lego, quando fu sostituita dalla immaginaria Octan nel set 6397 - Gas 'N' wash Express. Nel film The Lego Movie la compagnia Octan viene citata molte volte poiché è di proprietà del Presidente Business. Interessante è il set 554 - Exxon Fuel Tanker del 1979, disponibile solo per il mercato americano, in cui compare un nuovo logo oltre a quello della Royal Dutch Shell.

Allestimento del set per il cortometraggio La partnership esiste ancora e frutta qualcosa come 68 milioni di sterline all'anno. Gli attivisti di Greenpeace hanno commissionato la realizzazione di un cortometraggio in cui si vede un paesaggio polare, costruito con 120 Kg di mattoncini Lego. Tanta gente spensierata, animali liberi, popoli nativi che hanno abitato quelle terre per millenni. Sullo sfondo c'è la piattaforma offshore di una compagnia petrolifera, la bandiera Shell che torreggia in bella vista. L'attenzione poi si sposta verso una macchia nera che sgorga dalla piattaforma ed invade tutto il paesaggio, sommergendolo. Alla fine solo la bandiera rimane fuori dalla marea nera, solitaria, in mezzo al nulla. Il video è diventato presto virale ed in poco tempo ha raggiunto 3 milioni di visualizzazioni. La firma è di Don't Panic, la società che già realizzò il video shock If London Were Syria, per conto di Save the Children UK.

La campagna di Greenpeace è nata con lo scopo di impedire alla Royal Dutch Shell di attuare un progetto di prospezione per la ricerca di giacimenti di petrolio nell'Artico. Il rischio ambientale è grande, per decenni il petrolio artico ha fatto gola alle compagnie petrolifere ma per via dei costi di implementazione e delle difficoltà ed i rischi di estrazione è rimasto sepolto sotto il ghiaccio. Estrarlo significherebbe esporre un ambiente incontaminato al pericolo di sversamenti, incrementare il consumo di combustibili fossili e così favorire il riscaldamento globale, che già da tempo pone a rischio la sopravvivenza dell'ecosistema stesso. Il marchio Lego, che produce giocattoli non dovrebbe promuovere una compagnia che mina il futuro dei bambini e che vende confezioni di Lego con lo scopo di distogliere l'attenzione dalle sue attività estrattive.

Jørgen Vig Knudstorp, CEO di Lego GroupL'immagine è molto forte ma foriera di un pericolo reale. La risposta della Lego non ha tardato molto a farsi sentire. Dopo le iniziali resistenze, la compagnia nella persona di Jørgen Vig Knudstorp, CEO del gruppo, ha ammesso che onoreranno il contratto in corso stipulato nel 2011 ma che al suo termine non lo rinnoveranno. Rivendica però che il marchio Lego è stato usato per fare leva su Shell e che Greenpeace dovrebbe trattare direttamente con la compagnia petrolifera.

In ogni caso la campagna ha sortito l'effeto desiderato solo in parte. Ha sì impedito ad un'azienda che produce giocattoli di contribuire alla distruzione dell'ambiente artico, ma non ha distolto la compagnia petrolifera dai propri propositi.

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