Per citare John Carmack: "La trama in un videogioco, è come la trama in un film porno. Ti aspetti che ci sia, ma in fondo non serve a niente" (Masters of Doom). Nonostante la tecnologia che oggi definiremmo arretrata, questi videogiochi ci hanno fatto sognare. Alla carenza tecnica sopperiva l'immaginazione e quella dose di atmosfera data appunto dalla trama che gli sviluppatori avevano concepito per fare da retroscena dell'azione. Seppur superflua, era ciò che ci proiettava in un nuovo mondo.

Prison (Krisalis, 1989)Prison è un gioco d'azione/avventura prodotto nel 1989 dalla Krisalis, la stessa software house che realizzò Face-Off, Arabian Nights e Soccer Kid. Questa volta però la trama è ben più cupa e l'intero gioco è avvolto in un'aura di decadenza ed abbandono che coinvolge immediatamente il giocatore.

Gli sviluppatori sono due, Mike Hart e Pete Harrap (Monty), mentre la grafica è curata da Jason Wilson (Spock).

Prison ci trasporta nel futuro, nell'anno 3033 AD, in una società ormai sgretolatasi dove l'ordine è stato sostituito con la violenza e la paura. Le città in rovina sono diventate fogne a cielo aperto, tuttavia rimane ancora qualcuno pronto a lottare per gli ideali di giustizia e legalità. Uno di questi è l'agente Jag Edwards, il protagonista del gioco che impersoniamo.

Dogs of war (1989, Elite)Dagli stessi produttori di Ghosts 'n' Goblins (1990) e Last Battle (1991), ecco un gioco che non può mancare nella raccolta di ogni retro gamer che si rispetti: Dogs of war. Prodotto nel 1989 dalla Elite, trattasi di uno shot 'em up ambientato nel mondo della guerriglia, molto in voga in quegli anni grazie a tanta produzione cinematrografica, tra cui annoveriamo The Dogs of War (1980, John Irvin), Rambo (1982, Ted Kotcheff) e Commando (1985, Mark L. Lester). Dai due eroi di questi ultimi due film nasce appunto il concept di Dogs of war.

La colonna sonora è stata scritta da David Whittaker, un famoso compositore inglese che tra il 1980 ed il 1990 compose le musiche di molti videogiochi.

Il gioco ci vede nei pani di due eroi di guerra che al soldo degli indifesi si armano e partono per ripulire questo mondo dalla peggior feccia. Dogs of war può essere giocato in solitaria o in simultanea in modalità cooperativa insieme ad un altro giocatore umano.

Scoprio (1988, Kingsoft)Uno dei primi sparatutto arcade nel genere battaglie spaziali fu Scorpio. Scritto da Stephan Schultz e pubblicato dalla Kingsoft GmbH nel 1988, poco prima di R-Type, può vantare di aver introdotto alcuni elementi che caratterizzarono tanta produzione nel genere spaziale negli anni a venire. In Scoprio ci troviamo alla guida di una navicella spaziale che si avvetura in una base aliena popolata da navi spaziali e macchine di ogni foggia e misura. Lo scorrimeto è verticale a velocità costante e lungo il tragitto ci troviamo a percorrere stretti cunicoli ben difesi da torrette mobili e nemici che si muovono in formazioni altamente coreografiche.

Katakis (Rainbow Arts, 1987)Nel genere battaglie spaziali a scorrimento orizzontale, Katakis è un videogioco che ha qualcosa da dire. Approda su piattaforma Amiga nel 1988 grazie al lavoro dalla Factor 5, ma la sua pubblicazione originale per coin-op e Commodore 64 risale al 1987 per opera della Rainbow Arts, la stessa software house che negli anni sfornò titoli come R-Type, Turrican e Mad TV. Suo padre è il programmatore tedesco Manfed Trenz, oggi capo della Denaris Entertainment Software, e sviluppa ancora videogiochi principalmente per piattaforma Nintendo DS.

Sebbene di raffinata fattura, Katakis non riscosse il successo atteso per via delle troppe similitudini con R-Type, fino allora cosiderato lo stato dell'arte nel genere delle battaglia spaziali.

Katakis è stato poi ripubblicato nel 1989 col nome Denaris dopo qualche restyle grafico che però non ne mutò per niente lo schema di gioco.

Fright Night (Microdeal, 1988)Fright Night (di Steve BaK, 1988, Microdeal) entra a pieno titolo nel novero dei giochi che mi hanno tolto il sonno in età preadolescenziale. Da appassionato e gran cosumatore di film horror qual ero non saltavo un venerdì con Zio Tibia, grazie al quale conobbi il film Ammazzavampiri (1985, Tom Holland). Il titolo originale era Fright Night, film al quale il videogioco era chiaramente ispirato. Il gioco si apre con una veduta spettrale di una magione in perfetto stile coloniale americano. La colonna sonora, per quanto oggi possa essere considerata rudimentale, era molto sofisticata nel 1988 e faceva accapponare la pelle. A mettere la ciliegina sulla torta contribuiva la voce digitalizzata che sullo sfondo della locandina recitava "Velcome to fright night", riproducendo volutamete un accento est europeo, accompagnato da una macabra musichetta e da una risatina diabolica. Il tema era chiaramente quello del vampiro.