Myth (1989, System 3)La cosa più emozionante del retrocomputing è rivivere le esperienze passate attraverso dispositivi o programmi che sembrano ormai dimenticati. L'aspetto più interessante è che tutte queste cose sono ormai gratuite perché cosiderate obsolete, e nessuno ha più intenzione di farci affari. Nel campo dei videogiochi questo si traduce in una vasta gamma di prodotti liberamente utilizzabili, titoli che oltre venti anni fa non erano disponibili se non illegalmente oppure erano di difficile reperimento. Gagliardo, verrebbe da esclamare, a quanto pare oggi ci si può divertire come allora senza spendere niente e rispettando tutte le leggi. Vero ma solo in parte, perché retrò non sempre è sinonimo di libero. Il termine Abandonware (contrazione di Abandoned Software) definisce con precisione cosa è abbandonato e cosa no e pone i paletti entro i quali possiamo muoverci in libertà.

Abadonware LogoTutto ebbe inizio nel febbraio del 1997, quando Peter Ringering and Ben notarono che nessuno più forniva supporto per i vecchi software e computer obsoleti. Decisero di aprire un sito per approfondire l'argomento e presto a loro si unirono altre persone, creando una comunità. In seguito Peter fondò l'Abandonware Ring Central, un network di siti web che oggi conosciamo più semplicemente come Abandonware Ring. Da allora le redini della community sono passate di mano in mano fino ad oggi, mantenendo sempre vivo il ricordo e la cultura dell'Abandonware.

Per definizione, oggi è considerato abandonware ogni software per PC o console che:

  1. Abbia almeno quattro anni;
  2. Non sia venduto dalla casa produttrice o da chiunque altro ne abbia rilevato la proprietà o a cui siano stati ceduti i diritti;
  3. Non sia supportato dalla casa produttrice o da chiunque altro ne abbia rilevato la proprietà o a cui siano stati ceduti i diritti;
  4. Sia stato dichiarato tale da chi ne detiene i diritti se questo soggetto esiste ancora.

Va da sé che un software può cessare di essere Abadonware se qualcuno ne rileva i diritti e decide di supportarlo o di venderlo. Secondo le leggi americane però, la tutela dei diritti d'autore permane per 70 anni dopo la morte dell'autore o 95 se l'autore è un'azienda. Per tutto questo tempo nessuno, eccetto il propietario dei diritti d'autore, ha diritto a copiare o distribuire il software. In Italia la legge 248/2000 sancisce che chi copia o distribuisce materiale protetto da diritti d'autore è perseguibile anche in assenza di denuncia, cioé anche se il titolare dei diritti d'autore è all'oscuro della violazione o la tollera.

La questione sui diritti d'autore è molto dibattuta. La durata della tutela nel corso della storia è stata col tempo estesa progressivamente per venire incontro alle richieste dell'industria. Sin dall'inizio della storia americana era presente il problema della la tutela dei diritti d'autore, ed essi erano garantiti per soli 14 anni, col la possibilità di rinnovarla per altri 14 anni una sola volta. Fino al 1909 ci fu un solo caso di rinnovo, quando il limite fu allungato a 28 anni. Nel 1976 il Congresso americano allungò ulteriormente questo limite di tutela a 50 anni e 75 per l'industria. Tale limite è acora in vigore in Europa, ma poco conta perchè il grosso del materiale videoludico viene dall'America o dal Giappone.

Nel 1998, dietro pressioni della Disney, il limite fu alzato ancora a quello attuale, per impedire che nel 2004 i primi cartoni animati di Topolino e altri personaggi della Disney diventassero di pubblico dominio. Nel 2024 però tale problema si ripresenterà.

A complicare le cose esiste poi l'ESA (Entertainment Software Association), un ente che tutela i diritti delle aziende aderenti produttrici di videogiochi. Tra i 36 membri aderenti all'ESA, spiccano nomi quali Microsoft, Disney Interactive Studios, Electronic Arts, Capcom USA e Sony.

King's Quest (1983, Sierra Online)Diventa quindi molto difficile stabilire cosa si può prendere in prestito gratuitamente o cosa invece deve essere pagato, per fortuna qui entra in gioco il buon senso. Di fatto l'abandonware non lede gli interessi economici di alcun soggetto ed è tollerato abbastanza di buon grado dalle case produttrici. Acquistare infatti oggi una copia originale di Gobliiins (1991) o King's Quest (1983) della Coktel Vision/Sierra Online è cosa assai ardua. Sia perché questi giochi non sono più in commercio da anni, sia perché i supporti su cui erano venduti non sono più leggibili dai moderni computer e si deteriorano di anno in anno. Inolte, i moderi sistemi operativi non ne supportano l'esecuzione ed è necessario l'utilizzo di emulatori software. In molti casi poi, la casa produttrice non esiste nemmeno più.

Esistono in rete diversi siti che mantengono elenchi più o meno aggiornati di ciò che non è considerato abandonware. Le principali risorse sono:

Windows 3.1 (Microsoft Corp., ottobre 1992)Un celebre esempio di abadonware è Windows 3.x, dichiarato morto nel 2001, è invece sopravvissuto fino al 1 novembre 2008, giorno in cui Microsoft ha deciso di smettere di venderne le licenze e di garantire assistenza sui sistemi embedded. Per quanto obsoleto fosse, Windows 3.x era ancora molto usato su vecchi terminali, bancomat, terminali negli aereoporti, postazioni di cassa in negozi e supermercati. La sua caratteristica più appetibile era la stabilità unita alla massima compatibilità con sistemi di input/output ancora in uso come registratori di cassa, scanner per supermercato o etichettatrici. Inoltre Windows 3.x gira alla grande su dispositivi dotati di scarse risorse o vecchi PC IBM compatibili.

La conservazione del software abbandonato è quindi un problema aperto e la commmunity di internet si offre di farlo per le case produttrici gratuitamente. La memoria storica diventa quindi un potente mezzo pubblicitario, che in fin dei conti fa comodo un po' a tutti.

 

 

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