Era digitaleNell'era digitale ci aspetteremmo di vivere in un mondo in cui i dati sono al centro di tutto e l'informazione è ovunque reperibile con poco sforzo. Ciò presuppone una completa integrazione tra dati e servizi, un mondo in cui ogni essere umano sia classificato e tradotto in dati accessibili da una schera di servizi che li analizzano per proporre soluzioni sempre più funzionali e personalizzate.

I vantaggi sono numerosi. Meno intervento da parte dell'uomo, servizi più mirati e personalizzati, e la percezione di una tecnologia dal volto umano, che ci conosce e ci coccola proponendoci solo cose che sa essere adatte a noi o di nostro interesse. I costi però sono discutibili. Sebbene oggi sia riprovevole pensare di essere smembrati in dati e che questi dati vengano condivisi con chiunque ne faccia richiesta per elaborarli ed estrarne informazioni, non è affatto detto che in futuro non ci saremo abituati a tutto ciò, fino al punto di non farci più nemmeno caso.

Immaginiamo di telefonare ad un centralino per prenotare una visita medica. Il servizio ci riconosce perché riceve un identificativo univoco del nostro apparecchio telefonico e lo riconduce alla nostra identità consultando il database della compagnia telefonica. In seguito risale all'archivio delle nostre canzoni preferite e ne sceglie una a caso e ce la propone durante l'attesa. Tutto ciò non è fantascienza, tuttavia ha quattro presupposti:

  • L'informazione deve essere pubblica e liberamente accessibile, poiché è piuttosto irrealistico pensare che ogni soggetto abbia a disposizione tutta quella conoscenza su ciascun interlocutore, anche quelli occasionali;
  • L'informazione deve essere omologata e standardizzata, e quindi accessibile dal software a bordo di un aereoplano come da quello di uno studio dentistico;
  • Deve esistere un'infrastruttura di rete a banda larga che connette tutti i soggetti;
  • I servizi devono essere perfettamente integrati tra loro, devono quindi "fidarsi" l'uno dell'altro. Una banca deve fornire informazioni sulla liquidità di un cliente quando il servizio della concessionaria lo contatta per verificarne le disponibilità prima di proporre l'acquisto di un'autovettura o un finanziamento.

Realtà o virtualità (dal film The Matrix, 1999)I primi due punti sono realizzabili, il terzo forse, il quarto no, ed il motivo sta proprio nella natura diffidente dell'uomo. Anni fa leggevo "La strada che porta a domani" (Mondadori, 1997) in cui un visionario Bill Gates descrive le meraviglie di quello che a suo modo di vedere sarà il futuro. Nelle sue pagine, l'autore descrive quanto sarà bello vivere in un mondo in cui la tecnologia sarà più evoluta ed al servizio delle persone. A volte ci ha davvero azzeccato, a volte ha fallito in pieno, mentre altre la sua previsione si è rivelata anche fin troppo limitata rispetto alla realtà dei fatti.

E' chiaramente facile controbattere alle previsioni col senno di poi, tuttavia resta in dubbio che in futuro l'informazione sarà pubblica, condivisa ed accessibile, principio cardine attorno al quale ruota tutto il resto. Un tempo si facevano soldi vendendo macchine, i computer. In seguito si è capito che l'hardware è poca cosa in confronto alle potenzialità del software, che è il vero fulcro del business. Oggi è l'informazione che comanda, ed è estratta attraverso il software. Ecco perché nel corso degli anni abbiamo assistito ad un crescere di attività su internet il cui scopo è stato semplicemente quello di collezionare clienti vendendo servizi che un tempo erano elargiti dietro pagamento. Un tempo la casella di posta elettronica era venduta a canone insieme all'accesso a Internet. Dopo il 2000 abbiamo assistito al proliferare di portali di accesso alla posta elettronica sul web.

Questo per due motivi. La capacità di storage è aumentata, rendendo così possibile per l'ISP proporre all'utente di conservare la posta elettronica direttamente sui suoi server, scaricandolo dell'onere di custodire quella massa di informazioni, ricordi o semplici messaggi. In secondo luogo il possesso di questi dati ha reso possibile l'estrazione della conoscenza. Questo ha però aperto a nuovi interrogativi in fatto di sicurezza.

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