SnowboarderAvevo 19 anni quando ascoltai per la prima volta Proud like a god dei Guano Apes e ricordo come se fosse ieri l'emozione che The lord of the boards trasmetteva... L'inno degli snowboarders era davvero un pezzo forte, ma i miei super impegni di quegli anni, uniti ad una forte convinzione che forse lo sci non sarebbe stato il mio sport, almeno non in questa vita, mi hano sempre tenuto lontano dalla montagna. Alle distese nevose a cotrasto col cielo di un blu innaturale, tipico della montagna invernale quando il tempo tiene, ho sempre preferito i paesaggi alpini estivi, l'aria fresca e la buona cucina della stagione estiva.

Ciò nonostante, il 4 gennaio 2012 è stato per me il battesimo della tavola e domenica scorsa c'è stato il secondo round, e devo dire che ne sono uscito stanco, ammaccato superficialmente ma non nell'animo, nonostante le mie perplessità sullo sci come sport sostenibile e a basso impatto ambientale.

La giornata purtroppo inizia presto, perché la strada non è lunga ma occorre arrivare con un po' di anticipo. E' poi spiacevole essere causa di ritardo per l'intero pullman proprio la prima volta che si parte con il club delle Freccie Bianche. A Sestriere la giornata era perfetta, non fosse stato per la penuria di neve, che quest'anno proprio non ha voluto sentire ragioni. Per gli sciatori incalliti va bene anche la neve artificiale, nonostante il fatto che abbia costi assurdi (fino a 140,000 euro per ettaro di pista, senza contare che si consuma molta acqua e si introducono nell'ambiente sostanze chimiche inquinanti), ma per un principiante come me un fondo così tecnico non era il massimo del divertimento, anche perché richiede maggiore recisione nella gestione del peso e facilita la caduta. Quando poi questa arriva, e prima o poi ci si passa tutti, lascia segni memorabili, perché un conto è cadere sulla neve fresca, mentre lo strato ultra compatto e ghiacciato non attutisce certo l'urto.

Montagna in invernoForte dell'esperienza a Torgnon del 4 gennaio, che mi mise in condizioni di stare in piedi e scendere a foglia morta, decisi di cimentarmi con la discesa che conduce alla pista Baby di Sestriere ma quel giorno il dio Odino errante doveva essersi distratto, perché il falso piano si trasformo quasi subito in un beffardo tombolone. Ci volle l'intera mattinata sul Baby per riprendere confidenza con l'infernale attrezzo e ristabilire quella gerarchia di ruoli in cui è previsto che chi sta sopra la tavola decida dove la tavola deve andare. Il prezzo in termini di lividi è stato decisamente contenuto, anche l'orgoglio ha saputo conservarsi bene, calpestato da centinaia di mocciosi chiusi a uovo che sfrecciavano a velocità sperimentate solo dalla NASA.

Alle 15:30 poi lo scontro finale. Una singolar tenzone con lo skilift, il terrore di tutti i principianti. Dopo la prima vergognosa caduta, ogni minimo segno di cedimento è interpretato come il preludio ad una caduta e l'onore impone in quei casi di rimanere agganciati all'asta e farsi trascinare nella speranza di riprendere il controllo della situazione, anche se questo non fa che prolungare l'agonia... Agonia che è proseguita in pullman, dove la cosa più difficile sembrava essere trovare una posizione sul sedile che meno insistesse sul livido fondo schiena.

Tutto però fa brodo e l'esperienza è necessaria per maturare. Senza cadere non si impara a volare e non esiste uno sowboarder che non sia mai caduto. La strada per diventare il signore della tavola è ancora lunga, e nemmeno pretendo di arrivarci mai, come pure non è il mio obiettivo arrivare a tentare un salto con grab e avvitamento ma a volte poco prima di cadere in pista mi è qausi sembrato di vederlo.

Con la casacca verde e la tavola sulla schiena. Provo a stargli dietro in pista ma non ci riesco. Di curva in curva mi distacca e forse è giunto il momento di accettare la sua superiorità...

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