Giornata Mondiale dell'Acqua - 22 marzo 2012Di questi tempi si parla spesso dell'acqua. Risorsa indispensabile alla vita e bene comune dell'umanità, è sempre più spesso oggetto di contenziosi proprio perché insostituibile. Nel XX secolo i governi hanno combattutto per il petrolio e lo fanno ancora oggi, ma il petrolio buono sta finendo. Ora ci siamo accorti che mentre il mondo può puntare sulle fonti alternative ed affrancarsi ache solo in parte dalle fonti fossili, l'acqua resta insostituibile. Quando frequentavo le scuole elementari la maestra ci raccontava che un giorno l'oro blu sarebbe diventato ancora più prezioso di quello giallo o di quello nero.

Domani ricorre la Giornata Mondiale dell'Acqua 2012, quale occasione migliore per ripensare all'uso che il Nord del Mondo sta facendo di questa risorsa ed ai problemi che il resto del mondo sta incontrando per la scarsità di approvvigionamento.

La situazione globale è sotto gli occhi di tutti, molte nazioni già martoriate da problemi ben più grandi dei nostri sono ora anche nella lista dei paesi a rischio di approvvigionamento idrico. Tra questi spiccano i primi dieci: Somalia, Mauritania, Sudan, Niger, Iraq, Uzbekistan, Pakistan, Egitto, Turkmenistan e Siria. Questi paesi sono in grave deficit idrogeologico, cioé la pressione sulle quasi inesistenti falde acquifere ne causerà presto l'esaurimento. Oltre a queste nazioni ce ne sono molte altre che rischiano la stessa sorte ma hanno a disposizione maggiori riseve idriche. La pressione esercitata tuttavia è comunque insosteibile e non permette la rigenerazione delle falde, che vedono diminuire di anno in anno il loro volume.

Problemi di approvvigionamento idricoEsiste poi il problema del conflitto delle dighe. Se un paese decide di costruire una diga per a monte lo farà per perseguire un proprio interesse personale, come soddisfare la richiesta idrica per l'irrigazione, per la lavorazione industriale o per l'industria idroelettrica. Questa scelta si riperquote però sulle popolazioni a valle, che nel migliore dei casi vedranno ridotta la portata del fiume stesso, se non abbassarsi anche la qualità dell'acqua.

Centinaia di milioni di persone vivono lungo i bacini dei principali fiumi asiatici. Negare loro l'accesso all'acqua sigifica trasformarli i profughi, che inevitabilmente si sposterano dove c'è più acqua sottoponendo le zone limitrofe a maggior stress sociale e idrogeologico.

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