The limits to growth (Universe Books, 1972)A distanza di ormai 40 anni dalla sua pubblicazione, The Limits To Growth fa ancora parlare di sé, soprattutto in questo tempo di crisi in cui si inizia a ripensare seriamente alla causa di tutta questa rovina. Si parla della Grecia, dei suoi 439.000 bambini che soffrono la fame e dei suicidi che segnano un +40% tra i suoi abitanti. Come in Grecia, in molti altri paesi qualcosa si sta muovendo, a partire dalla Spagna. Anche l'Italia sommersa grida la propria rabbia, ma il baccano che proviene della parte emersa, quella che ancora si gode la vita e sogna il benessere copre quelle grida ovattando il tutto con l'assordante ritornnello della pubblicità, dei reality show e dello spettacolo.

Eppure, quando si leggono certe cose non può non venire il dubbio che ci sia qualcosa di radicalmente sbagliato nelle soluzioni che questi burocrati ci stanno propinando. In effetti no sembrano funzionare. Non hanno placato la sete insaziabile di questi mercati che sono stati assunti quali giudici indiscussi delle politiche a qualsiasi livello. Non hanno mostrato la minima prospettiva di crescita o di uscita da questa morsa, che lungi dall'essere acqua passata, come molti politici si sono affrettati a sostenere sin dal 2009. Forse perché l'obiettivo che ci stiamo ponendo è irrealizzabile?

La risposta è nota da ormai 40 anni ed è contenuta nelle 205 pagine di un rapporto uscito nel 1972 ed edito dalla Universe Books, la cui redazione fu curata da ricercatori dell'MIT capitanati dal Dr. Dennis L. Meadow e commissionato dal Club di Roma. Un orgoglio tutto italiano, insomma.

Autelio Peccei (1908 - 1984)Il Club di Roma è un'organizzazione scientifica non-profit fondata nell'aprile del 1968 da Aurelio Peccei, allora manager della Fiat, e dallo scienziato scozzese Alexander King, insieme ad altri illustri personaggi, politici e premi Nobel. Deve il suo nome al fatto che la sua prima riunione si tenne a Villa Farnesina, dove risiedeva l'Accademia dei Lincei. Lo scopo di questa organizzazione era formare un think tank che riflettesse sull reali prospettive di sviluppo socioecoomico della civiltà, funzionando da volano per promuovere il cambiamento e l'innovazione per risolvere i problemi che l'umanità avrebbe affrotnato nei decenni a venire.

Il maggior contributo che il Club di Roma diede alla società fu appunto lo studio sui limiti della crescità, che tuttavia riscosse pochissimo interesse se non addirittura ostilità. Il messaggio contenuto nel report era semplicissimo: la crescita socioeconomica ha un limite e questo è dettato dalla capacità degli ecosistemi di assorbire gli agenti inquinanti, di rigenerare le risorse (in particolar modo quelle fossili) e di supportare la popolazione mondiale compansando l'impronta ecologica globale. Se il mondo avesse continuato a consumare risorse finalizzate alla crescita economica ai regimi degli anni '70, l'intero sistema economico sarebbe andato in crisi entro 60 anni (2030), portando la società al collasso. Mediante l'ausilio di modelli simulativi e matematici e dei migliori calcolatori esistenti all'epoca, il team di ricercatori produsse le propie previsioni sulla base di 11 scenari possibili:

  • Scenario 0: Input e output infiniti;
  • Scenario 1: Crisi delle risorse on rinovabili;
  • Scenario 2: Crisi da inquinamento;
  • Scenario 3: Crisi alimentare;
  • Scenario 4: Crisi da erosione;
  • Scenario 5: Crisi multipla;
  • Scenario 6: Crisi da costi;
  • Scenario 7: Programmazione familiare;
  • Scenario 8: Moderazione degli stili di vita;
  • Scenario 9: Utilizzo più efficiente delle risorse naturali;
  • Scenario 10: Tempestività.

Crisi petrolifera - 1973La crisi petrolifera che seguì la Guerra dello Yom Kippur contribuì a risvegliare l'interesse per il Rapporto Meadow (alias The Limits To Growth) che tuttavia finì nuovamente nel dimenticatoio appena la crisi fu superata. Le argomentazioni a sfavore sostenevano che il progresso tecnologico sarebbe riuscito a sopperire al problema della scarsità delle risorse. Con l'aumento dell'efficienza in unione a processi di sostituzione e liberalizzazione, il mercato sarebbe riuscito a trovare comunque la sua strada verso la crescita e lo sviluppo e i vent'anni seguenti sembravano confermare questa tesi.

Spiacevole a dirsi ma si è trattato di una mera illusione. L'economia mondiale dagli anni '80 ha continuato la sua folle corsa verso la crescita a colpi di bolle speculative, esternalità e a spese del Terzo Mondo e dell'ambiente in seconda battuta. Tutti questi effetti negativi sui sistemi circostanti sono stati definiti esternalità, cioè qualcosa di cui il business era responsabile ma di cui on doveva tenere conto. Il costo delle esternalità sono a spese della società.

Nel 2008 lo studio di Graham Turner del CSIRO (Commonwelth Scietific and Industrial Research Organisation) condusse un'analisi storica dei dati raccolti nei trent'anni tra il 1970 ed il 2000, ottenendo risultati soprendentemente allineati alle previsioni del rapporto sui limiti dello sviluppo.

Contronto tra le previsioni di LTG e le serie storiche osservate

Il grafico parla chiaro. La parabola ascendente del genee umano vedrà la sua fine intoro al 2030, anno in cui assisteremo ad un crescendo di problemi strutturali di cui questa crisi è soltanto l'antipasto freddo. Un radicale cambio di paradigma 40 anni fa avrebbe certamente evitato tutto questo ed avrebbe assicurato una transizione più morbida verso uno stile di vita ed una economia sostenibili per il futuro. Oggi è tardi perché meccanismi di feedback negativo sono già in funzione ed una transizioe morbida non sarà più possibile. Per far fronte allo tsunami in arrivo occorrerà una contrazione del sistema sociale ed il ricorso ad espedienti sempre più costosi in momenti di scarsità e dagli effetti non sempre così facili da determinare.

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