Esame di maturità"...notte di lacrime e preghiere / la matematica non sarà mai il mio mestiere / e gli aerei volano alto tra N.York e Mosca / ma questa notte è ancora nostra...". Sarebbe troppo semplice parlare di quella notte del 23 giugno 1999 come di una notte di veglia e di attesa, una notte di ansia e di speranza. Eppure chiunque l'abbia affrontata e ripensa a quell'esperienza non può non provare un minimo di nostalgia. Ricordo la mattina del 24 giugno, quando varcai quasi impassibile l'atrio dell'istituto tecnico industriale Alessandro Volta. Ormai il lavoro era stato fatto, bisognava adempiere a quell'incombenza ed attendere che fosse tutto finito, non c'era molto di cui essere preoccupati.

Proprio questa mattina, oggi come allora, gruppi di studenti sono saliti sul pullman per Valenza diretti all'istituto Cellini per sostenere la loro seconda prova scritta e sentendo i loro discorsi ho rivissuto anche io quel giorno di 13 anni fa.

I.T.I.S. Alessandro Volta (Alessandria)Allora la maturità era un po' diversa. Il 1999 è stato il primo anno della nuova maturità, voluta dall'allora ministro Moratti. La prima e la seconda prova in sostanza non cambiavano: rimaneva il tema di italiano uguale per tutti e la prova specifica che dipendeva dall'ordine della scuola e che di solito ricadeva su una delle materie tecniche specifiche dell'istituto. A noi era toccata informatica. La terza prova invece era un enigma. Non se ne sapeva nulla e c'erano grandi aspettative. Chi immaginava il quiz a crocette, chi una porva interdisciplinare, chi un clone della seconda prova rivisitata. Le tre prove scritte hanno sempre riportato la mia mente alle tre prove di The Secret of Monkey Island, in cui Guybrush Threepwood si doveva cimentare per diventare pirata. A distanza di qualche giorno seguiva la prova orale, in cui si presentavano delle tesine interdisciplinari, dei piccoli elaborati scritti che collegassero due o più materie sulle quali verteva la discussione. Ciò però non esonerava da domande fuori programma. L'ultima novità erano i crediti/debiti formativi, accumulabili durante gli ultimi tre anni della carriera scolastica che potevano compensare o pesare negativamente sull'esito finale.

Nel corso degli anni, la maturità ha subito qualche piccolo ritocco ma senza cambiare molto nella sostanza. La vera novità oggi è la gioventù o forse il modo in cui noi veterani guardiamo a quel momento storico nella vita di un giovane in cui si passa dalla vita studentesca al mondo degli adulti. Ripensando ai temi proposti per la seconda prova mi viene in mente un fiume di parole da spendere. Forse 13 anni fa il mondo era un concetto troppo lontano dalla vita e dai problemi di un diciannovenne perché allora io potessi interessarmene ed approfondirne le tematiche, però è anche vero che la maturità si conquista col tempo e non certo scrivendo un tema sui banchi di scuola.

La scuola di Atene (Raffaello Sanzio, 1509-1510)Peccato solo che questa consapevolezza arrivi sempre troppo tardi e si paghi sempre lo scotto di un passato che è passato quando ormai rimane niente da fare per cambiare le cose. Chi ha saputo sfruttare quegli anni di formazione oggi magari ne raccoglie i frutti, o magari no. Il punto non deve essere l''utilità delle nozioni di matematica o di elettronica che hano cercato di trasmetterci in quei giorni, ma piuttosto gli stimoli e spunti che questi hano dato alle nostre vite oggi. Se le cose stessero davvero così, probabilmente assisteremmo a molti meno abbandoni della scuola, un maggiore impegno nel fare il proprio dovere da parte degli studenti ma anche dello stesso corpo docenti, e alla nascita di una generazione di giovani più consapevoli del mondo che andranno ad affrontare una volta usciti dal mondo della scuola.

Mi inquieta pensare che ci siano ragazzi giovani che prendano così sotto gamba la loro vita, ed ancor più che una gebnerazione di adulti possa tollerare tutto ciò. Non mi spiego come possa un ragazzo di 18 anni arrivare ad odiare quel qualcosa che può ancora offrirgli una possibilità di farsi strada nella vita. La ribellione che caratterizza quegli anni è un dato di fatto e c'è sempre stata ma a volte mi sembra di leggerci una vena di rammarico per il mondo che i grandi hanno costruito e che i giovani devono affrontare senza le armi adatte. Mi torna alla mente un fenomeno mediatico di alcuni anni fa: tale Truce Baldazzi. Al secolo Matteo Baldazzi, è salito agli onori della cronaca nel 2010, quando appena ventenne trovò grande consenso nel mondo Hip-Hop e Rap italiano. Al di là del giudizio che ognuno può farsi sulla sua vicenda, questa getta luce su di un nervo scoperto della società italiana. I problemi infantili di Matteo l'hanno portato a coltivare odio profondo per la scuola e le istituzioni, che sfogava in una produzione rap casalinga. Ciò nonostante ebbe grande seguito, proprio perché ciò di cui cantava era largamante condiviso da molti coetanei, anche se loro non lo dicevano apertamente.

Dal mio punto di vista questo fenomeno dovrebbe risvegliare maggiore attenzione e preoccupazione verso il mondo giovanile, perché ciò che si sta spettacolarizzando non è musica, ma le preoccupazioni di una generazione. Che si tratti di realtà o finzione, le parole di Matteo descrivono lo stato d'animo di molti adolescenti. Ecco il video di uno dei suoi primi pezzi: vendetta vera.

ATTENZIONE! Il testo contiene un linguaggio non adatto ai minori di 18 anni. Se ritieni che questo possa urtare la tua sensibilità, allora non guardare il video.

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