Retro gamesPer citare John Carmack: "La trama in un videogioco, è come la trama in un film porno. Ti aspetti che ci sia, ma in fondo non serve a niente" (Masters of Doom).

Nonostante la tecnologia che oggi definiremmo arretrata, questi videogiochi ci hanno fatto sognare. Alla carenza tecnica sopperiva l'immaginazione e quella dose di atmosfera data appunto dalla trama che gli sviluppatori avevano concepito per fare da retroscena dell'azione. Seppur superflua, era ciò che ci proiettava in un nuovo mondo.

In quegli anni non c'era memoria gratuita, ogni kilobyte doveva essere risparmiato. Le animazioni erano poche, rigorosamente corredate di testo scritto per spiegare quello che succedeva sullo schermo e soprattutto per dare un motivo al nostro eroe di intraprendere l'avventura. Spesso il manuale, stampato su carta e riposto nella scatola di cartone, era indispensabile per capire come giocare.

Era preferibile stampare della carta e fabbricare delle scatole, piuttosto che utilizzare qualche floppy disk in più per realizzare un tutorial... Le cose funzionavano così in quegli anni.

La prima volta

Come ogni storia anche questa ha avuto inizio nel diembre del 1988 di fronte ad un Amiga 500 appena uscito dalla confezione. In breve la stanza si riempì di quell'odore caratteristico dell'elettronica di quegli anni, un misto inconfondibile di silicone caldo, plastica riscaldata e trasformatori surriscaldati. Seguimmo il manuale per verificare tutti i collegamenti in moo quasi religioso per la paura di veder saltare per aria qualcosa per un collegamento sbagliato. In breve lo schermo nero del TV color Grundig 14'' passò da nero a bianco e nel giro di un paio di secondi apparve la caratteristica mano che reggeva un floppy disk da 3.5'' che ci sfidava ad inserire il primo dischetto.

Il primo candidato fu Pac Mania, acquistato contestualmente al computer insieme ad un paio di altri videogiochi nel negozio specializzato. Fu allora che il primo joystick capitolò sotto la furia dei colpi assestati con scarsa attenzione e perizia. Appena tolto dalla confezione, serviva già un pezzo di ricambio.

Una volta ovviato il problema del joystick, iniziò il mio viaggio alla scoperta del mondo Amiga, fatto di programmi, utility, comandi strani e tanti giochi. Per via delle sue potenzialità multimediali, la piattaforma Amiga divenne nel breve il punto di riferimento su cui si concentrò lo sforzo della comunità degli sviluppatori che su commissione portavano, cioè ricodificavano da zero, i grandi classici giocati in sala giochi o su Atari o Spectrum.

Non avendo alcun supporto magnetico di massa a disposizione all'infuori del floppy disk, salvare la partita era infrequente. Non a caso i primi giochi portati erano proprio gli arcade, dal momento che non necessitavano di salvare lo stato del gioco ed ogni partita ricominciava da capo. Verso la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 si inizia a parlare di disco di salvataggio, cioè un supporto magnetico che il giocatore doveva fornire al sistema sul quale il programma poteva salvare lo stato della partita per poter riprendere in seguito senza perdere i progressi fatti.